La ghenga del "Democristiano", capitanata da quella pazzoide della Cascio, ha deciso di organizzare una "serata Baedogno", per proiettare e commentare vecchiume e cimeli video/cinematografici prodotti dal sottoscritto. Ospite (casa, tagliatelle e vino) il "collega" Piero Galli.
Lusingato, emozionato, quasi commosso (anche se ovviamente cerco di dissimulare il più possibile, sport in cui modestamente me la cavo) non posso fare a meno di accettare. Mi chiedono di portare di tutto, e io porto di tutto. Tutti i mediometraggi della "serie classica" (Il ritorno di Supercar, Euak e Uak, I Tre del Ciclostile), più qualche riedizione in digitale (Drillers e Imago Daemonis), più varie chicche e altre produzioni parallele. Tralascio, ovviamente, gli ultimi lavori; anche se, per scrupolo, mi porto dietro l'edizione completa (con backstage) di Eddy Lamendi's Story. Che proprio "ultimo lavoro" non è, dato che sono già passati dieci anni (sì, proprio così), 10 anni! Mi pongo il problema che alla serata manchino alcune persone importanti per la storia della Baedogno Films, e lo faccio presente alla Cascio… ma non sono io ad aver organizzato la serata, ed è giusto così. Magari replicheremo in futuro, più in grande. Ma forse è meglio di no.
La scelta per la scaletta (da me non imposta) ricade su tre lavori principali.
Si comincia da "Il ritorno di Supercar" (1995-1996). Caro, vecchio analogico… all'epoca si girava e montava in Vhs-C. Durante la proiezione ricordo nostalgicamente con Carlo le stregonerie tecniche che era necessario inventarsi per fare qualunque cosa che non fosse un semplice stacco. Un'impresa, considerando che nel film ci sono titoli in sovrimpressione, musica di sottofondo e pure effetti speciali. Ripensandoci ora, mentre scrivo, mi viene pure in mente una serata dell'inverno del 1996 (forse) a casa credo di Sara G., la prima attrice della storia della BF, in cui qualcuno propose l'ennesima proiezione de "Il ritorno di Supercar", che subito si tramutò in massacro (per il sottoscritto), e fioccarono commenti e sottolineature su ogni imperfezione tecnica e incongruenza narrativa presente. Quella sera ci rimasi malissimo, malissimo. Ho superato la cosa, devo ammetterlo (se non l'avessi superata - cosa che potrebbe pure essere, ma non lo è - lo direi), comunque ci rimasi malissimo. Ma mi sarei rifatto. Per quanto riguarda le imperfezioni tecniche mi sarei rifatto già con "Euak e Uak", dell'anno successivo, che è appunto privo delle "imperfezioni tecniche" de "Il ritorno di Supercar"… anche se, ad essere sinceri e rivedendo il film a distanza di anni, si tratta di cose assolutamente trascurabili, oserei dire addirittura imprescindibili dato che al tempo si montava con il tasto pausa del videoregistratore… perché tutti i lavori BF fino a "Imago Daemonis" compreso sono montati con la pausa del registratore (VHS o S-VHS che fosse, ma non fa differenza). Per quanto riguarda, invece, le incongruenze narrative c'avrei messo un po' di più a rifarmi, e a tale scopo mi sarei servito dell'aiuto prezioso di Sin Conn, validissimo appoggio anche nella stesura dei soggetti. I frutti di tale collaborazione si vedono già a partire da "Euak e Uak", se non altro perché si tratta del primo film BF con un copione scritto (e non un canovaccio improvvisato al momento). Credo che il nostro lavoro più riuscito sia, in questo senso, "Il Gallo di Ramperto". Ho la presunzione di dire che siamo riusciti, in quel caso, a dar lustro in modo elegante ad una sceneggiatura (l'originale) piena di buchi, valorizzando al contempo la buona idea di partenza.
Ne "Il ritorno di Supercar" c'è pure quell'effetto speciale in cui la Fiat 500-Kitt salta un cancello (ovviamente di casa mia) con il Turbo Boost. I ragazzi mi chiedono come ho realizzato l'effetto. Ricordo che è il 1995 e non ci sono computer per fare titoli, effetti o robe simili, o meglio, ci sarebbero anche, ma non sono certo alla portata delle tasche di un ragazzino di terza media, anche e soprattutto perché all'epoca avevo a disposizione solo un (già vetusto) 386… Spiego che l'effetto è realizzato facendo "scivolare" con le mani, una sopra l'altra, una fotografia laterale ("2d") della 500 (scontornata con le forbici) e una fotografia scattata dal pilastro del cancello di casa mia; il tutto ripreso con la funzione "strobe" della videocamera per dare una vaga impressione di "ralenty". Non mi credono. Mi spiego meglio e alla fine - forse, ma è laborioso - vengo capito. E l'effetto - pur nella sua precaria e vistosa "fintezza" - stupisce ancora per quanto sia riuscito.
Un gusto, questo, per una certa "artigianalità" produttiva, ovvero per l'ottenimento del "massimo risultato coi minimi mezzi", che mi porterò dietro con orgoglio pure nelle produzioni successive. Una specie di "understatement cinematografico", di "low profile intrinseco" che - forse - devi avere dentro per riuscire a capire fino in fondo. Mi è difficile anche spiegarlo qui, a parole. Sarebbe come spiegare perché l'avvocato Agnelli andava da Torino a Sestriere con la Prisma o, ancora "peggio" (ma non per me), con la Panda, spesso guidando personalmente. L'esempio calza alla perfezione: understatement. Uno dei pochi casi in cui l'inglese supera l'italiano. Forse perché, ma probabilmente è solo è uno stereotipo, l'atteggiamento in questione è tradizionalmente inglese. Understatement. In italiano la parola - mi spiace dirlo - non c'è. La roba che ci si avvicina di più è "dissimulazione", ma a pensarci bene non c'azzecca poi molto. A parole, comunque, è difficile. Lo devi sentire "a pelle". E' una cosa rara, sicuramente condivisibile, anche se difficilmente "insegnabile". Per fare un riferimento alla storia BF, è una cosa che sento di condividere con Piero Galli e con Christian Ryder, e che ho tentato (assolutamente invano) di far capire al direttore Giulio durante la lavorazione di "Idiozia e sogno", al prezzo di grandi sfuriate. Diversità di vedute che tutto sommato ci stanno, quando ci sono di mezzo i sogni...
domenica 19 febbraio 2012
Resoconto Serata Baedogno - prima parte
domenica 14 dicembre 2008
Happy Birthday 8: Il ricordo di Nicolis
Giulio Nicolis, collaboratore e sostenitore della BF a partire da Idiozia e Sogno (2003), di cui ha curato la fotografia, mi ha mandato, come richiesto, il suo "resoconto esauriente sul progetto del backstage di I due lati della cosa" ("compito" che gli avevo chiesto di portare a termine alcuni anni or sono, senza mai ricevere aggiornamenti), chiedendo espressamente di non censurare nulla.
E come potrei, data la profonda verità del suo discorso... La parola (anzi, la penna...) a Giulio:
Ogni compleanno degno del nome che porta dovrebbe essere un momento gioioso.
Così come può rappresentare un momento di "presa di consapevolezza" rispetto al fatto che stiamo crescendo (o che dovremmo essere cresciuti).
Ogni vita, così come ogni impero, come ogni cosa che esiste a questo mondo, fa esperienza di un percorso molto complesso e tutt'altro che lineare di nascita, crescita, apogeo, declino e morte (per sintetizzare... no?).
E per tutto ciò per cui non è prevista la "morte" (in senso di dipartita di quel 'soffio vitale'), esiste una cosa chiamata "trasformazione".
Ora, io mi chiedo: la Baedogno Films a quale stadio esistenziale si trova?
Quello di oggi potrebbe anche essere (a mio esclusivo avviso) un necrologio.
E' forse tempo di posare dei fiori (che ormai si usano solo per i morti), tra foglie secche spazzate dal vento dell'inverno, sulla lapide di questa "tutta particolare" casa di produzione?
C'è chi nella vita crede che i sogni siano finiti. Ma chi crede in questo, in verità non crede più in niente. E allora la vita perde ogni significato.
Ebbene, potrebbe sembrare davvero che la BF, se non ancora morta, sia molto vicina alla sua fine. Perché il modus vivendi di questa società, prima o poi ci rapisce tutti... ognuno di noi si vede spesso costretto a scegliere strade che lo obbligano a staccarsi da tutto ciò che di più caro e importante ha.. o E'...
Ma la strada verso i sogni difficilmente segue rotte semplici o prive di ostacoli, paure, incertezze, pericoli, azzardo, coraggio.
Quello di oggi potrebbe proprio essere un necrologio. Perché siamo in molti a vivere come rassegnati... rassegnati alla vita, al fatto che si debba lavorare per vivere, rinunciare per vivere, spegnere le proprie passioni per vivere, adeguarsi a ciò che la società vuole da noi per vivere, dimenticarsi di sé e degli altri per vivere..
Io credo di sapere una cosa... ma la dirò a bassa voce, poiché anche io in questo momento della mia vita sento di essere moooolto in basso.
Anche quando si sta raschiando il fondo del barile, e pare non ci sia più possibilità alcuna, ecco la luce della speranza, la luce dell'amicizia, la luce dei sogni fare capolino, esattamente da là, dietro quella montagna impenetrabile di nubi dense e corvine.
Ed è la trasformazione.
Detto in maniera più poetica, il "rinascimento".
Poiché la vita è un continuo susseguirsi di nascite e di morti, rinascimenti, trasformazioni, tumulti, rivoluzioni copernicane...
Non abbiamo perduto ancora tutto. Abbiamo ancora il nostro cuore, la nostra amicizia, il potere supremo di volere bene, di unirci per scopi e valori comuni, e ripartire alla volta di un sogno...
Il motivo per cui un progetto di backstage de "I due lati della cosa" non è mai nemmeno partito, è perché non credo affatto sia il tempo di fare dei backstage... questo è il tempo di operare con la fantasia, di realizzare, di spenderci per qualcosa di bello, che riteniamo buono, e magari anche sano!
I backstage lasciamoli girare a chi ha superato "il mezzo del cammin di sua vita". Noi siamo ancora sulle linee di partenza!
Quello di oggi non sarà quindi un necrologio... ma un compleanno per davvero! Il punto di svolta, il giro di boa, il rinascimento della BF.
Non è ancora il momento di ricordare.. con il dovuto rispetto ai ricordi di ciascuno.. è il momento di credere nei sogni.
Altrimenti la nostra vita non avrà senso.
Cosa stiamo aspettando allora? BUON COMPLEANNO BAEDOGNO FILMS!
Un augurio sincero per una VITA NUOVA! :-)
"Andiamo avanti, senza esitare,
proteggiamo il fulmine dentro i nostri cuori,
grazie alla forza che ci unisce
realizzamo i nostri sogni.
Cavalchiamo le onde giganti
grazie all'unione delle nostre forze
andando diritti verso l'avventura,
il segnale è stato lanciato.
Leviamo l'ancora
la partenza è imminente,
attraversiamo i sette mari colorati
fino a raggiungere un'immensa avventura.
E' un viaggio pieno di pericoli
ma bisogna sapere che
se ci saranno dei rimpianti
saremo sempre là a proteggerci.
Andiamo avanti, senza esitare,
proteggiamo il fulmine dentro i nostri cuori,
una tempesta sta per arrivare! Aiutiamoci!
e guardiamo verso l'orizzonte
e la sua luce, laggiù.
Raccogliamo i frammenti dentro ai nostri cuori
e daremo un senso al nostro futuro...
per questo motivo riuniamo i nostri sogni sotto la stessa bandiera,
realizziamo i nostri sogni,
e saremo finalmente Uno!"
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lunedì 24 novembre 2008
L'"attrice-feticcio": Silvia Cascio
Pubblico con piacere questo intervento di Silvia Cascio, collaboratrice della Baedogno Films dal 2003, nonché "mattatrice" di uno dei film BF più "famosi" (sicuramente quello che tutti ricordano con più affetto), "Idiozia e sogno".
L’attore si definisce “feticcio” quando diventa una rappresentazione del regista, il suo braccio più lungo, la sua gamba più veloce. E’ il prodotto umano, in carne ed ossa, della fantasia del regista, prodotto attraverso il quale può rappresentare, in modo più o meno veritiero, se stesso sul grande schermo. La storia del cinema è costellata di rapporti speciali tra attori e registi, pensiamo a John Wayne che percorre il vecchio west per John Ford, le bionde glaciali di Alfred Hitchcock, attrici diverse ma che sostanzialmente sono sempre la stessa donna, levigata ed elegante all’esterno e diabolicamente inquietante all’interno. Marcello Mastroianni per il regista Federico Fellini, una sua versione più bella, più libera e rilassata, Robert De Niro per Martin Scorserse o ancora Johnny Deep per Tim Burton.
Fin qui abbiamo fatto solo grandi nomi, ma c’è da dire che il cinema è sempre cinema, sia che venga prodotto da grandi case di produzione cinematografiche sia che venga realizzato da un gruppo di amici che, per passione, investono due risparmi e un po’ del loro tempo per raccontare una storia. Anche nel cinema indipendente, come nel grande cinema, ritroviamo gli stessi meccanismi che rivediamo sullo schermo.
E’ il caso di Vittorio Bedogna, che dall’inizio della suo carriera, ha sempre rappresentato nei suoi lavori un personaggio ben preciso: buffo, curioso, stupito dalla vita, in cerca di qualcosa, un po’sbadato e pasticcione ma sincero e trasparente, un personaggio che agisce per passione, agisce solo “per il gusto di farlo”. Nei primi anni della Baedogno Films il titolo di attore-feticcio apparteneva senz’altro a Joseph Del Sintagma, che, in coppia con Sin Conn, ha dato il meglio di sé per rappresentare gli anni adolescenziali del regista clarense; anni caotici, strampalati e costellati di strani personaggi. Con l’avvento del nuovo millennio però le cose sono cambiate. L’esperienza universitaria e una serie di incontri-scontri, hanno fatto di me la successiva attrice-feticcio della Baedogno Films, ruolo un po’ straniante, dato che mi ritrovavo ad essere sostanzialmente una versione al femminile di Joseph Del Sintagma!
Nell’arco di due anni, ho avuto l’onore e il piacere (uniti ad una grande forza di sopportazione per far fronte agli umori neri del regista) di lavorare in tre prodotti BF (un cortometraggio rimane a tutt’oggi inedito a causa di misteriosi intoppi di produzione). Cosa posso dire di questa esperienza? Sono stata sedotta e abbandonata! Prima risucchiata nel fantastico mondo della Baedogno Films, un po’ come Dorothy nel mondo di Oz, ho dato vita come meglio potevo al lato divertente, idiota, riflessivo e poetico del regista. Il mio colore preferito, per volere del direttore della fotografia, amabile Giulio Nicolis, era l’arancione: vita, sole, divertimento… evviva! Dopodichè, il buio, un arresto senza ripresa, un’abbandono irreversibile, nessun altro film… sigh!
Ma, chi lo sa, forse il tempo degli attori-feticcio è finito, e forse, adesso che ci penso, è anche un po’ rischioso continuare ad essere attore-feticcio, soprattutto per un regista come Bedogna! Sul set era tirannico, lunatico, schiavista, si moriva di fame, di sete, di caldo, di sonno! Un incubo! Basta, ho deciso, da oggi diventiamo… colleghi!
E anzi, vi aspettiamo numerosi alla nostra prossima mostra a Brescia (tempi e luoghi da definire), dal titolo “Gratis”, con due videoinstallazioni sulla tematica del mondo del lavoro. Troverete tutti gli aggiornamenti prossimamente su questo blog!
Qui sopra, la squadra di "Idiozia e sogno": da sinistra, Francesca Broli; Giulio Nicolis; Vittorio Bedogna; Silvia Cascio; Claudio Smussi (mancano gli attori Massimo Gazzara e Giorgio Locatelli). La foto è stata pubblicata su Il giornale di Brescia nel 2003.
Ps. Sugli "anni caotici e strampalati, costellati di strani personaggi" (immagine lucida, azzeccatissima, quasi poetica, che mi colpisce per quanto corrisponde alla realtà) mi riservo di tornare con altri post (nrd).
domenica 23 novembre 2008
"I due lati della cosa" - 4
Vi avevo promesso un estratto della trasmissione "Luci della città" di Brescia Punto.Tv, con l'ampio servizio sul Festival di Cinema Amatoriale di Collebeato (Bs) e le immagini de "I due lati della cosa".
Eccovi accontentati. Ho volutamente tagliato la mia intervista, per preservare la vostra retina e i pixel del vostro monitor...
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lunedì 17 novembre 2008
"I due lati della cosa" - 3
Il montaggio e la sonorizzazione de I due lati della cosa (particolarmente laboriosa) furono ultimati solamente il giorno prima della presentazione, tenutasi il 2 dicembre 2004, di cui si è già parlato in un post precedente. La serata ebbe un discreto seguito da parte della stampa. L'amico Piero Galli ne scrisse una recensione sul suo sito (con lo stile spietato, sincero, sarcastico e accattivamente che lo contraddistingue); purtroppo, però, la pagina non è più disponibile.
Come ho già detto, mi riservo di parlare di Brescia Uccide più dettagliatamente.
Vi fu poi una seconda proiezione all'Università Cattolica di Brescia, organizzata dal sottoscritto invitando a partecipare anche l'amico Federico Floridi che presentò Mille/1000, un suo mediometraggio realizzato con il contributo del festival Filmmaker di Milano (dal quale era stato sovvenzionato dopo la vincita di un premio).
La stampa seguì l'evento e ne uscirono un articolo sul Giornale di Brescia, uno su Bresciaoggi e uno sulla rivista Presenza replicato tale e quale sulla Voce del Popolo.
Lisa Cesco di Bresciaoggi fu l'unica a capire (o a non far finta di non sapere) che ero stato io ad organizzare l'"evento", e non l'università. Si merita che il suo articolo, che si scosta un minimo dal freddo stile istituzionale di tutti gli altri, venga fatto leggere anche a voi.
Il film vinse poi il Premio della Giuria Popolare al Festival Intercomunale di Cinema Amatoriale di Collebeato (Bs). Ricordo bene che la proiezione fu anticipata al pomeriggio in segno di lutto nei confronti di Papa Wojtyla, scomparso pochi giorni prima e di cui si sarebbero tenuti i funerali la sera stessa. La sera della premiazione era presente Punto.Tv di Brescia, che poi confezionò uno speciale molto ben fatto (ne posterò uno spezzone appena possibile).
Una versione sportivissima del film, tagliata di ben 8 minuti per rientrare nel limite dei 20 consentiti, partecipò al Ciclo Film Festival di Brescia, vincendo il terzo premio. [Il sito del Festival che conteneva tutti i riferimenti, è al momento off-line].
Riporto comunque la motivazione della giuria:
Il film si distingue per originalità e vivacità nella trattazione del tema: sia per la scelta dei contenuti dell'articolata sceneggiatura, sia per [illeggibile] del linguaggio utilizzato. La realizzazione, pur con qualche pecca di ritmo nella costruzione degli snodi drammaturgici, risulta gradevole per la scelta azzeccata del registro comico.
La sera della premiazione era presente ReteBrescia, che realizzò uno speciale lunghissimo, in cui si poteva vedere buona parte del mediometraggio. ReteBrescia, che notoriamente sfrutta le proprie produzioni fino all'inverosimile, lo mandò in onda centinaia di volte per riempire buchi di palinstesto, anche sul satellite agli orari più disparati. Mi capitò un paio di volte di mostrare il corto a gente che mi disse: "Ma io l'ho già visto l'altra notte su ReteBrescia...". Oppure: "Ma sta cosa non passava sul satellite?".
La versione definitiva de I due lati della cosa, con piccoli tagli di montaggio, venne preparata qualche mese più tardi e fu proiettata al Museo di Scienze Naturali di Brescia nel giugno del 2005 in occasione della rassegna Visioni, promossa dalla II circoscrizione di Brescia e dall'Associazione Tina Modotti. Coordinatore dell'evento fu l'amico Giulio Nicolis, vecchia conoscenza della BF. In occasione uscì un altro articolo interessante.
Ebbi poi il piacere, nell'aprile del 2006, di mostrare il film presso la Casa del Popolo -detto così suona veramente come Peppone e don Camillo- del circolo Arcibassa di Gussola (Cr), in occasione di una rassegna di cortometraggi di autori indipendenti. Per la prima volta, durante il fantozziano (ma interessantissimo) dibattito post-proiezione, mi fu posta la domanda: "Perché hai fatto un film sulle biciclette?". Finalmente potei parlare -non l'avevo mai fatto- dell'"equazione iniziale".
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venerdì 7 novembre 2008
"I due lati della cosa" - 2
Abbiamo parlato in precedenza de "I due lati della cosa", l'ultimo mediometraggio BF (anche se girato nell'ormai lontano 2004). E' forse il momento di approfondire l'argomento, magari dopo aver visto l'ultima versione del trailer.
Se avete problemi di visualizzazione oppure il caricamento è lento:
http://it.youtube.com/watch?v=NSC5t7RDbrI&
Come ho già avuto modo di scrivere in precedenza, fu Matteo Saradini a chiedermi di realizzare un corto/medio (di durata massima di 20 minuti; io sforai un pochino...) per fare da traino al suo Brescia Uccide. Quando ne parlammo per la prima volta Matteo mi sottopose alcuni suoi racconti. Ne apprezzai uno, in particolare, che era ambientato quasi totalmente su un'automobile. Poteva prestarsi degnamente ad essere portato su nastro, ma poi l'idea venne abbandonata quando mi venne l'idea iniziale per I due lati, uno dei classici colpi di fulmine che ti balzano in testa una vollta ogni tanto (ultimamente sempre meno spesso...).
L'idea è questa. Stavo ascoltando una canzone in dialetto bresciano, composta da Piergiorgio Cinelli (non ne ricordo il titolo), quando rammentai che un mio conoscente stava per sostenere un esame per mezzo del quale sarebbe diventato insegnante di step.
Eh... vabbè. "Insegnante di step", pensai. "Deve fare un esame per insegnare a qualcuno come salire e scendere da un gradino...". Cominciai ad elaborare la cosa. "Se quel tizio deve fare un esame per poter insegnare a qualcuno come salire e scendere da un gradino significa che c'è qualcuno che è disposto a farsi insegnare come salire e scendere da un gradino". E, poco dopo: "Questo qualcuno addirittura PAGA per farsi insegnare come salire e scendere da un gradino dal tizio che deve fare un esame per poter insegnare a qualcuno come salire e scendere da un gradino". Una breve traslatio mi portò dall'universo monolitico del gradino a quello più bucolico e poetico della bicicletta. Qualche piccola semplificazione e l'equazione risultante fu:
"Se è perfettamente logico che un abitante di una metropoli sia disposto a pagare per farsi insegnare come guidare una bicicletta ferma (spinning), allora è altrettanto logico che un contadino spilorcio possa organizzare un costoso corso di bicicletta su bucolici sentieri di campagna, se trova qualcuno disposto a pagarlo".
Attenzione: nessun giudizio di valore del tipo campagna=buoni sentimenti / città=degradazione morale. Gli abitanti della città s'iscrivono abitualmente al corso di spinning perché non sanno cosa sia una vera bicicletta, dunque per loro il corso su sentieri bucolici rappresenta qualcosa di evasivo, di alternativo, di (appunto) bucolico. Vedono il lato umano della cosa. Abboccano al tranello del contadino spilorcio, che della cosa ha percepito con arguzia solo il lato speculativo.
E siccome tutte le favole hanno una morale (e I due lati della cosa è stato -anche se a torto- definito più volte -e non da me- favola metropolitana) la prossima volta che il vostro portafoglio sta per cedere all'ultima offerta di GetFit, pensate per un secondo al contadino spilorcio.
Questo per quanto riguarda l'idea originaria del film. La stesura della sceneggiatura (travagliatissima, come sempre - un grazie al fedele Sin Conn per aver tentato con la solita perizia di metterci ordine) apportò ovviamente altri temi, anche molto diversi. Il "finale buonista" pensato per il film (quello definitivo non è perfettamente coincidente con la sceneggiatura originale) ne ha forse un po' offuscato il vero significato, che va cercato proprio nell'"equazione" di partenza.
Le riprese iniziarono nel maggio del 2004, per poi protrarsi fino a novembre, senza che la continuità ne risentisse più di tanto (nessuno se ne è mai lamentato). Questo non può che essere motivo di orgoglio, data la travagliata produzione e i tempi strettissimi. I miei ricordi della lavorazione sono frammentari e confusi... sarei felice se qualcuno che ha partecipato ne offrisse una testimonianza...
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giovedì 23 ottobre 2008
"I due lati della cosa" - 1
Inauguro la pagina degli "interventi esterni" (che brutta definizione...) pubblicando uno scritto del mio amico Christian Ryder, collaboratore "storico" della BF, che, tra le altre cose, nel 2004 mi "regalò" alcuni frammenti dei suoi pezzi per completare la colonna sonora de "I due lati della cosa". Mi ero riservato di parlare di questo mediometraggio più avanti, magari dopo averne pubblicato su youtube almeno il trailer; ma la mail di Christian, che è associata a questo lavoro, ma solo in parte, mi ha fatto cambiare idea.
E' opportuna, però, una breve premessa.
Il 2 dicembre 2004 abbiamo avuto il piacere (diciamo pure l'onore - non so quante altre volte mi/ci capiterà una cosa del genere) di presentare un mediometraggio, in questo caso "I due lati della cosa", all'interno della Multisala King di Lonato (Bs) in una "vera" sala cinematografica da 450 posti, tra l'altro gremita fino all'orlo. Pochi sanno che il film fu realizzato "su commissione", nel senso che mi misi a pensarlo, a scriverlo e a girarlo perché l'amico Matteo Saradini mi chiese di realizzare qualcosa di breve e leggero, che stemperasse gli animi, per fare da traino al suo atteso lungometraggio "Brescia uccide" (film su cui mi riservo di tornare), che veniva presentato proprio il 2 dicembre.
Christian ha pensato di "passare in moviola" i ricordi offuscati di quella sera (ormai inesorabilmente, e un po' tristemente, lontana), di metterli per iscritto e di regalarceli. Gli sono riconoscente per questo (non ho nemmeno una fotografia di quell'evento), soprattutto perché credo di aver condiviso con lui, seppur per motivi diversi, la sensazione (la convinzione?) che quella serata abbia rappresentato per molti di noi un momento importante, un momento di cesura, di cambiamento, dal quale sarebbe iniziato qualcosa di diverso, non solo dal punto di vista universitario e professionale, ma anche... come dire... umano. Avete cinque minuti? Andate a riascoltarvi The end of the innocence di Don Henley (un capolavoro assoluto), e capirete meglio di che sensazione sto parlando. Non vado oltre per non togliere spazio alle parole di Christian.
Vi basti sapere che la Baedogno Films non si è ancora totalmente ripresa da quella serata. Quell'"in attesa di tempi migliori", che leggete nell'intestazione, ha forse avuto origine da lì.
Quello che ci accade rimane in qualche modo impresso, scolpito nel tempo, alla stessa maniera delle immagini che ci regala il cinema? Credo che la risposta sia no. Motivo per cui vorremmo tutti quanti lasciare un segno.
Questo è uno dei tanti.
Allora, è il 2 dicembre. Siamo nel 2004.
Ho lasciato Brescia, per sempre. Non potevo fare altrimenti. Qualcuno non ce l’ha fatta, se ne è innamorato, prenderà persino la residenza.
Ricordo che sono passato a prenderti, ma dove esattamente? Di certo sono partito all’ora in cui dovevo essere già arrivato sul posto per l’appuntamento.
Di quello che mi passa in mente mi risulta difficile passare in moviola e cucire i fotogrammi senza “disturbi” immaginifici (il che è come citare La veridicità del Ricordo), ma ci proverò. Siamo alla scena successiva. Però non si vede un granchè.
Nebbia, un inferno di nebbia. Di quella pericolosa. La sera della prima del nuovo film di Bedogna, "I due lati della cosa", ci perdiamo in una fitta marea di nebbia. Strade Perdute. “Funny How Secrets Travel…I’d start to believe…If I were to Bleed…”. A momenti guido con la testa fuori dal finestrino (no, quello era in The Blues Brothers). Autostrada A4, uscita Desenzano, direzione Castiglione delle Stiviere. Eccoci, Multisala King. Questa cittadina si chiama Lonato.
Non so come, ma ne veniamo fuori, dopo una serie di inversioni di marcia e stradine immerse nel nulla della campagna. Roba da finir secchi in un fosso. Ho l’impressione che fossimo esasperati, soprattutto tu.
Questa sera c’è anche l’atteso primo spettacolo di "Brescia Uccide" di Matteo Saradini, ma io (anzi, noi) siamo lì principalmente per Vittorio. Mi ha chiesto di inserire tre brevi sequenze di alcune mie canzoni nella colonna sonora del suo film. Una di queste doveva essere particolarmente insulsa e “da stronzi”.
Nonostante tutto siamo persino in anticipo. Parcheggiamo e restiamo a lungo in auto. Fuori fa freddo e c’è molta umidità. Ci guardiamo negli occhi, a volte, e parliamo poco.
Rifletterò a lungo sul fatto che quella sera diversi di noi avessero il cuore letteralmente diviso in due.
Eccolo Vittorio! Scendiamo dal’auto. Impeccabile, ci accoglie ringraziando timidamente, un po’ impacciato. Ha un’aria umile, che è in assoluto il miglior atteggiamento che potrebbe mai possedere un artista valido. (ci sono anche i pòer màrter, quelli che vanno soltanto cercando consensi).
Pian piano la nostra gente arriva, tutti eleganti e sorridenti come in una Premiere ad Hollywood. Toh guarda, c’è anche chi cerca consensi. Pacche sulle spalle, risate, tormentoni, qualche “Castelloooo” urlato a squarciagola e altro.
Finalmente la magia. Il film comincia. Una piccola favola, semplice quanto godibile e divertente (ricordo la scena di Scalì con gli stivaletti che fanno cik ciek cik ciek; Vittorio tempo dopo mi disse quanto era impazzito in post produzione per rendere perfetta la sonorizzazione, lagnandosi delle sfumatore di un lavoro minuzioso che i più probabilmente non avevano colto).
Passa la mia musica e la mia brevissima comparsata nella scena della palestra. In quel momento ti volti e mi sorridi. E’ come se mi avessi fatto un piccolo regalo.
Partecipiamo alla gioia del regista che si merita gli applausi della platea.
L'autore di questo testo è Christian Ryder, compositore, musicista, regista di cortometraggi e amico. Non perdete l'occasione per dare un'occhiata al myspace del suo gruppo, i TourDeForce, e al loro canale youtube.
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