giovedì 10 settembre 2009

Il concorrente-parente ha urlato "deeeng"

Poche persone, al di fuori dei miei parenti più stretti, sanno che da piccolo giocavo a "fare" il presentatore.
Al termine di pranzi o cene di famiglia costringevo tutti i presenti a rispondere a decine, centinaia, migliaia di domande, urlando e incavolandomi brutalmente se si mostravano disinteressati o se per tre secondi facevano i cavoli propri.
Cominciai con il Rischiatutto (qualcuno, in famiglia, aveva l'edizione "in scatola" anni '70 - dev'esserci ancora in cantina). Poi scoprii il Trivial Pursuit e mi misi a giocare al Rischiatutto con le domande del Trivial (anche perché il Rischiatutto anni '70 che usavo proponeva questioni di grande attualità del tipo: Qual è il treno veloce che collega Milano e Roma? Risposta: Il Settebello; oppure: Quanti campionati del mondo di calcio ha vinto l'Italia? Risposta: 2).
Poi inventai un gioco "mio", che si chiamava "Il mascherato" (utilizzavo sempre le domande del Trivial), di cui non ricordo per niente le regole (forse perché non c'erano); ricordo soltanto che il vincitore doveva indossare una maschera nera, e che i concorrenti erano costretti ad ascoltare una sigla registrata da me (su un'audiocassetta) dove cantavo a squarciagola motivetti sconnessi.
Poi mi regalarono il quizzettone, che di bello aveva i pulsanti colorati elettronici (mi sembra sei) che venivano assegnati ad ogni giocatore per prenotare la propria risposta (che innovazione; prima costringevo i concorrenti-parenti ad urlare "deeeng" mimando la pressione di un inesistente bottone).

Poi diventai grande e tutto finì. O, meglio, i miei interessi mutarono; cominciai a capire che, piuttosto che il presentatore, preferivo fare il "cantastorie". In quello stesso periodo, più o meno casualmente, si concluse pure "Telemike", forse l'ultimo grande "quiz" televisivo italiano di stampo tradizionale. E il suo presentatore cominciò a perdere posizioni nella classifica dei miei miti. Ma, anche se nel frattempo veniva "superato" da Peter Sellers, Wim Wenders o Fabrizio Ravanelli, non cessava di destare in me simpatia e ammirazione, forse per quella sua capacità di ammettere i propri limiti (dopo l'ennesima gaffe: "Lo sapete che sono ignorante..."; "Avete ragione voi...") che me lo faceva sentire "amico".
Dunque addio, amico. E grazie.


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