Dopo qualche giorno di assenza dovuto alla pausa natalizia, torniamo alla ribalta per parlare finalmente - de La veridicità del ricordo, prodotto BF piuttosto articolato (sia narrativamente che tecnicamente), sulla cui lavorazione, e non solo, c'è parecchio da dire.
Ma prima vediamo insieme il filmato, fresco di caricamento su youtube in versione 16/9 (la precedente versione in 4/3 è già presente sul web da qualche mese).
Potete visualizzare il filmato in bassa definizione a questo indirizzo:
http://it.youtube.com/watch?v=OWvOgkcigSE
Al contrario di quanto molti hanno pensato (e non si sono esimati dal riferirmi), La veridicità del ricordo non è un'accozzaglia di riprese a caso cui si è tentato di dare un senso a posteriori. Il discorso di fondo (quello spiegato nei "cartelli", che nella versione definitiva hanno sostituito la voce fuori campo), era presente prima delle riprese.
Ricordo ancora una chiacchierata telefonica con l'amico attore Giorgio Locatelli, che mi spronava ad inventarmi qualche idea per utilizzare la pellicola super 8 che avevo comperato da qualche mese ma che tenevo in un cassetto, con il rischio che "scadesse", a causa della mia incipiente crisi d'ispirazione post-universitaria (trattavasi di un modello di "cassetta" della kodak, 40 asa di sensibilità; modello rimasto in vendita per decenni, che ha veramente fatto la storia del video amatoriale negli anni settanta e ottanta, ed è uscito di produzione da pochi anni, poco dopo il mio acquisto).
Parlando con Giorgio in merito alle riprese da realizzare "in super 8", mi venne in mente un passo di una mia lettura di poco tempo prima, L'intepretazione dei sogni di Freud, che mi aveva particolarmente colpito. Si trattava di una riflessione circa l'impossibilità di ricordare perfettamente un sogno, e la conseguente tendenza a ricostruirne i nessi mancanti con l'immaginazione, creandone una versione parallela che ci convinciamo sia autentica.
Ma contro il ricordo del sogno, nel suo complesso, esiste un'obiezione capace di ridurne considerevolmente il valore per chi lo consideri criticamente: il nostro ricordo, che omette tanta parte del sogno, non falsifica forse ciò che conserva?
Anche Strumpell esprime un dubbio di questo genere sull'esattezza della riproduzione del sogno: "Accade allora facilmente che la coscienza vigile inserisca involontariamente qualcosa nel ricordo del sogno: immaginiamo di aver sognato ogni specie di cose che in realtà nel sogno non c'erano."
Molto deciso è Jessen: "Nell'esame e nell'interpretazione di sogni coerenti e rigorosi, occorre vagliare attentamente il fatto, sinora a quanto pare trascurato, che la loro verità è quasi sempre poco soddisfacente: perché quando richiamiamo alla memoria un sogno, colmiamo e integriamo, senza farci caso o senza volere, le sue lacune. Raramente e forse mai un sogno coerente è stato così coerente in realtà come ci appare nel ricordo. E' difficile, anche per la persona più sincera, raccontare un sogno bizzarro senza aggiunte e senza abbellimenti; l'aspirazione dello spirito umano a cogliere un nesso in ogni cosa è così intensa da spingerci a colmare involontariamente i difetti di coesione rilevabili in un sogno in qualche modo sconnesso".
Suonano quasi come una traduzione delle parole di Jessen queste osservazioni di Egger, concepite senza dubbio indipendentemente: "... l'osservazione dei sogni ha le sue particolari difficoltà e il solo modo di evitare un errore in tale campo è di mettere per iscritto senza alcun indugio ciò che si è appena provato e notato; se no, sopravviene subito l'oblio, totale e parziale; l'oblio totale non è grave, ma l'oblio parziale è perfido, perché se ci si pone poi a raccontare quel che non si è dimenticato si è portati a completare con l'immaginazione i frammenti incoerenti e disgiunti forniti dalla memoria...; si diventa artisti senza saperlo, e il racconto, periodicamente ripetuto, s'impone alla credenza del suo autore che, in buona fede, lo presenta come fatto autentico, debitamente stabilito secondo le buone regole...".
Da Sigmund Freud, L'interpretazione dei sogni, ed Universale Bollati Boringhieri, Torino, 1973, pagg. 43-44.
Di come da Strumpel e Jessen si sia arrivati a "La veridicità del ricordo" parleremo nei prossimi post. Approfitto dell'occasione per augurarvi un 2009 ricco di soddisfazioni, per voi stessi - innanzitutto - e per chi vi sta accanto.
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